Per parlare del caso Boschi occorre non essere di parte.

In questo caso, credo di esserlo (non sono mai stato affascinato da MEB).

E’ bene dire, preliminarmente, che la vicenda Boschi non c’entra nulla con la CRISI DEL SISTEMA BANCARIO, è tutta un’altra storia, fatta di protagonismo, di superficialità e di passione. Protagonismo da prima della classe, superficialità da plenipotenziaria e passione per il bene del proprio territorio e delle aziende che vi operano.

Partiamo, infatti, col dire che si tratta di un caso nato da una sorta di iperattivismo egocentrico ma poi creato ad arte per combattere Renzi ed i suoi amici (li chiamano giglio magico).

Poi però è diventato un caso di scuola sulla strumentalizzazione politica di fatti e fatterelli che rischiano di essere delle vere e proprie bucce di banana per chi ci capita.

Anche la Commissione d’indagine sulle Banche, una buona idea, che doveva servire a capire chi ha sbagliato nel “non vigilare” o nell’ autorizzare operazioni dannose, si è ridotta ad essere il ring dove attaccare o difendere la Boschi.

Insomma una situazione sgradevole di cui si sarebbe fatto a meno volentieri.

E’ doveroso, però, prima di andare avanti col ragionamento fare una premessa: la Boschi come risulta chiaro non ha fatto alcuna pressione e questo va bene, la Boschi si è interessata del futuro di un’azienda locale (Banca Etruria) e pure questo va bene ed infine la Boschi non ha assolutamente invaso il campo delle competenze istituzionali di altri colleghi di Governo e dunque anche questo va bene.

Insomma anche chiedere informazioni a soggetti istituzionali e/o a soggetti privati su tematiche che riguardano l’azione “collegiale” e le scelte importanti di un Governo di cui si fa parte, non mi pare proprio possa essere considerato un reato e nemmeno un vulnus per la correttezza e la responsabilità di un Ministro.

Quindi in definitiva nulla di illecito da segnalare ma….

Ma allora perché non ammettere, serenamente, fin dall’inizio, che effettivamente lei si era interessata della questione Banca Etruria ed aveva avuto colloqui con diversi personaggi ed in diversi momenti?

Ma allora perché non voler riconoscere che è evidente una chiara ingenuità ad essersi occupata delle sorti di una Banca, del proprio territorio ma nella quale suo padre era VicePresidente?

Ecco, oggi sarebbe tutto molto più semplice, nel difendere (giustamente, per le premesse fatte) Maria Elena Boschi, se ci fosse un minimo di autocritica che potesse offrire l’immagine di una persona qualificata, passionale, priva di arroganza e perfino umile.

A volte riconoscere gli errori è importante.

In conclusione penso davvero che il PD abbia fatto bene a difendere la Boschi che non ha commesso alcun reato e ritengo che non ci siano motivi per non ricandidarla ma vorrei fosse chiaro a tutti che, nell’interesse del PD, ogni carica istituzionale, a livello locale o nazionale, deve saper svolgere il proprio ruolo con competenza e responsabilità mettendo da parte, quando serve, ambizione ed orgoglio.

Per ultimo lasciamo da parte le strumentalizzazioni sessiste che c’entrano come i cavoli a merenda in questa vicenda e pensiamo invece di fare una buona legge per regolamentare, finalmente, il conflitto d’interesse, un male che pervade le nostre Istituzioni e non solo.

Un male di cui anche in questa vicenda, s’intravvedono le spine.