La Società Geografica Italiana ha presentato un interessante studio che suddivide il territorio italiano in 36 distretti/dipartimenti. Si tratta di pensare ad una nuova “casa” Italia, di stampo federale senza creare delle realtà neocentraliste come sono state le Regioni (fino ad oggi) e come sarebbero le megaRegioni che prevedeva Miglio.
Le Province sono ormai degli Enti inutili ma le Regioni sono il vero centro di spesa e di sprechi e dunque una nuova idea per ristrutturare il nostro Paese è quanto mai necessaria.
A questo punto è di tutta evidenza che c’è bisogno di addivenire ad un modello di “governance” del territorio il più possibile condiviso e lungimirante. Non è sufficiente una riforma qualsiasi, magari per tappare gli occhi, c’è bisogno di una ristrutturazione dalle fondamenta (cioè la Costituzione) che serve a consolidare la casa.
La crisi, gli egoismi e le paure, le proteste ci portano a dire che la “casa” Italia ha subito un terremoto ed ora siamo chiamati ad intervenire concretamente sui muri portanti e non con palliativi.
L’intervento è necessario ed urge, rimbocchiamoci le maniche tutti (maggioranza e minoranze) ed a tutti verrà riconosciuta la propria parte di lavoro fatto ma se qualcuno pensa di restare in casa e di mettersi contro i lavori necessari, di fare di tutto per distruggere, beh, allora, dobbiamo dirgli che sbaglia e poi mandarlo fuori!
Peraltro chi non vuole stare in questa casa può sempre cambiare casa, è la libertà, è la democrazia.

Ho ascoltato il discorso di Letta al Parlamento per ottenere la fiducia al suo Governo e devo dire che sono stato colpito positivamente, dalla determinazione con la quale Enrico, ha parlato di politica e di vita quotidiana.
Forse ad oggi è passato per un temporeggiatore, molto abile, ma il suo Governo ha dato le premesse necessarie ad una ricomposizione del quadro politico italiano ed ora è possibile varare (sotto la nuova guida del PD) le riforme necessarie.
Certo la forza delle sue parole che non hanno lasciato spazio alla demagogia, sta solo nella passione per la politica e non in un tornaconto ma andranno misurate con la capacità di fare per davvero quelle proposte e quelle scelte ormai ineludibili.
Il suo forte no alle pulsioni populistiche non equivale a non riconoscere le difficoltà che vive la società italiana ed a non ammettere la necessità di cambiamento delle politiche europee ma tutto deve essere fatto con la forza di un governo in carica che sceglie le priorità da affrontare perché le risorse per tutto non ci sono e sarebbe da irresponsabili pensare a fare nuovo debito pubblico.
Se qualcuno nel no ai populismi ci vuole leggere anche, un attacco indiretto al modo di fare di Renzi, sarà smentito nei fatti; credo infatti che Letta abbia inteso bene l’apertura al suo Governo che viene dal neosegretario PD nel segno del “fare”, tant’è che il Premier non ha evocato alcuna differenza verso il suo compagno di Partito.
Ieri Letta ha lottato “come un leone” contro l’antipolitica che sta dentro il Parlamento e contro quella che sta fuori dal Parlamento, antipolitica che è una minoranza nel Paese ma è certamente in grado di fare molto rumore e provocare forti tensioni.
E sia chiaro che in questi tempi di crisi fare speculazioni demagogiche sulle difficoltà dei giovani e degli anziani o su quelle delle imprese non è fare una giusta denuncia ma alimentare il malessere e far crescere la rabbia.
Ad esempio pensare di uscire dall’ Europa sarebbe un suicidio che vanificherrebbe i sacrifici fatti fin’ora e ci vedrebbe costretti a farne tanti altri, isolando di fatto il nostro Paese col fardello di un debito che ci renderebbe fragilissimi nel contesto globale.
Ma bisogna dirci chiaro che questa antipolitica si combatte solo con una politica diversa da quella di questi ultimi 30 anni (gli ultimi dieci anni della prima Repubblica e quelli della seconda).
Per questo credo che la rottura di Alfano con Forza Italia e poi vittoria di Renzi alle primarie del PD, siano un buon segnale per quell’auspicabile cambiamento politico di cui il Paese ha bisogno per una sua “seria” ricostruzione.
Ho ascoltato il discorso di ringraziamento di Matteo dopo la conquista della segreteria PD e devo riconoscere che il suo linguaggio e le sue idee sono quelle adatte ad un Partito moderno che si vuole identificare in una leadership attraente, non per avere un uomo solo al comando ma per essere in grado di dettare l’agenda politica e di ribattere con intelligenza ad ogni critica e provocazione.
Non penso che la differenza tra la politica di Matteo e quella di prima la faccia l’orario delle riunioni ma credo che queste convocazioni stiano a dimostrare la dversità di passo ed il superamento di vecchie liturgie che appesantiscono.
Le prime proposte formulate sono quelle giuste per riportare fiducia verso la politica e difatti dare l’esempio è la “conditio sine qua non” per essere credibili ma servono anche proposte concrete a favore della vita quotidiana delle persone e delle aziende contro unja burocrazia soffocante, contro una tassazione troppo alta, per dei servizi pubblici adeguati ed efficienti e per una riforma pensionistica più equa e virtuosa.
A Matteo voglio dire, però, che ora serve la grande lungimiranza di un patto intergenerazionale, in quanto la vera sfida per il futuro del nostro Paese e del nostro Partito è unire giovani ed anziani, coraggio e tradizione, innovazione e competenze.
Da una parte bisogna superare il conservatorismo di sinistra e dall’altra l’ottimismo giovanile ma soprattutto quell’inflazione disfattistica, che rende tutto vano, per dare soluzioni adatte alla complessità delle questioni sociali, produttive ed Istituzionali.
Ho letto anche gli interventi di Grillo sul suo blog contro Napolitano, contro i giornalisti che criticano il M5S, contro Letta ed anche contro Renzi e devo dire che vende bene la sua merce, peccato che la sua merce sia veleno per le Istituzioni.
Dobbiamo intenderci, in un Paese democratico dare voce a tutti è giusto, anzi doveroso, dunque ognuno può dire ciò che pensa (anche in maniera colorita) ma se sei presente nelle Istituzioni puoi anche lottare per cambiarle ma non ti è permesso di denigrarle ed offenderle, perché se non mi piace una cosa non la compro e se non voglio andare a casa di una persona, non ci vado.
Personalmente non accetto che il M5S si faccia forte di aver canalizzato in Parlamento una protesta che altrimenti sarebbe sfociata in una nuove fase eversiva (tipo Brigate Rosse), i grillini hanno scelto di stare in Parlamento, bene la smettano di essere solo provocatori (cioè inutili) e diano una mano a cambiare le cose che non vanno imparando che il pensiero unico in politica non serve mai ed è quasi sempre foriero di dittature mentre la mediazione per l’interesse generale, è sempre utile e quando fatta in buona fede, produce buoni frutti.
Ho visto ed ascoltato anche la protesta dei “forconi”, ora movimento 9 dicembre, sono esterefatto per la pochezza di contenuti se non una comprensibile rabbia derivante da tante e diverse, situazioni di disagio personale od aziendale causate da una crisi che ad oggi non ha ancora avuto risposte adeguate, ma domando ciò è sufficiente a giustificare azioni violente ed atteggiamenti sbagliati?
Credo che dietro queste proteste ci sia (ad arte) un pò di strumentalizzazione, lo sta a dimostrare il fatto che sinceramente, se ci fosse stato, davvero, uno sciopero dei camionisti oggi ci troveremo a parlare di autostrade bloccate e di attività commerciali chiuse, non per paura di ritorsioni da parte di qualche estremista, ma per mancanza di merci e di prodotti.
Sorvolo infine, sulla posizione di Forza Italia che si organizza territorialmente con i Club Forza Silvio (e Marina?), in quanto ormai da quel Partito e da quell’elettorato mi aspetto di tutto dietro la scusa della difesa del loro leader. Il centrodestra italiano ha decisamente bisogno di una rifondazione di un processo democratico nella scelta del proprio leader perché non può più essere credibile presentare un condannato. Non è un problema di convivenza che è doveroso garantire senza discriminazione ma il fatto è che chi sbaglia deve farsi da parte ed io non darei le chiavi di casa mia a colui che è stato condannato per furto.

Vedete per me l’ Italia è come un condominio; è una casa dove ci abitiamo tutti, se la casa ha bisogno di interventi possiamo anche discutere su come farli, quando farli e su chi deve farli ma poi, pena la rovina della stessa casa, dobbiamo intervenire ed ognuno, per la sua parte, deve compartecipare.
Non mi tengo nel condominio chi lavora per distruggere la casa comune, è un controsenso.
Altrimenti uno cambia casa!