Lo scenario politico nazionale è legato alla realtà del nostro mondo con le sue contraddizioni e per questo si mostra abbastanza chiaro e confuso allo stesso tempo.

Provo a spiegarmi…

Siamo, certo, in una fase di cambiamento sociale ma il futuro non è ancora definibile e questo crea insicurezza e precarietà, con evidenti disagi alle persone singole ma ciò che è peggio anche alle nostre comunità.

Comunità che non sono più tali perché è stato smarrito il senso del vivere insieme, del condividere e della solidarietà.

La globalizzazione, anziché diventare un modo per migliorare le condizioni di vita di tutti, ha creato nuove differenze ed è risultata essere lo strumento per arricchire di più i ricchi a scapito degli altri.

Credo che da qui nasca un senso di sfiducia verso la politica che non ha saputo intervenire per riequilibrare la situazione e di rivolta verso le tutte le classi dirigenti (le élites) che vengono percepite come interessate solo ai propri interessi e privilegi.

Così se il progresso s’identifica con la globalizzazione che genera effetti distorsivi e diventa causa di una società liquida, l’alternativa diventa la restaurazione conservatrice ed il nazionalismo identitario.

Se a tutto questo aggiungiamo che la crisi economica è stata affrontata con politiche all’insegna del rigore e di uno spirito “tendenzialmente” liberale, perdendo così di vista una politica maggiormente attenta al sociale ed infine, pensando che alzare l’asticella dei diritti civili avrebbe compensato la diminuzione di tutele e diritti sociali, abbiamo un quadro definito che rischia di farci scivolare (con il sostegno popolare di chi è arrabbiato per quanto ha vissuto, o meglio subito, fino ad oggi) in una deriva oclocratica ed autoritaria.

In questo contesto generale la politica (quella con la P maiuscola) non è più interessata (o capace?) di avere uno sguardo lungo, di andare oltre le contingenze ma, in nome della concretezza, pensa solo a dare risposte immediate alle pulsioni (all’emotività) ed ai bisogni della gente. In questo senso si fa populismo parlando in modo demagogico dell’ esaltazione del popolo, si fa nazionalismo parlando di autosufficienza economica e di tutela dei valori che trascendono la realtà politica  e si fa autoritarismo riducendo la democrazia costituzionale, cioè spostando l’equilibrio tra i poteri, ora a vantaggio di uno e poi a vantaggio dell’altro.

Ma siamo onesti, sarebbe fin troppo semplice dire che se oggi manca la buona politica, quella lungimirante, la colpa è dell’attuale maggioranza…

Sarebbe facile e soprattutto non sarebbe vero!

Certo l’attuale maggioranza di governo è conseguenza di una serie di errori commessi da chi li ha preceduti al governo del nostro Paese, errori pagati con il pessimo risultato elettorale ma errori che nascono dall’idea che la nostra società fosse ancora quella responsabile, intraprendente ed accogliente nel pieno rispetto delle Istituzioni democratiche.

In sostanza il centrosinistra era convinto di poter continuare a proporre un modello socioeconomico che ha funzionato per decenni ma che oggi è venuto drammaticamente meno per la perdita di ogni speranza verso il futuro, non più considerato il tempo per la propria riuscita (affermazione) ma come un tempo difficile in cui si deve solo resistere.

Davanti a questa situazione serve, a mio modesto parere, ricostruire un’area politica plurale che sappia condividere alcune parole/valori di riferimento per costruire una strategia di Governo alternativa alla destra ed al grillismo.

Un’area popolare, democratica e riformista che pensa al progresso come modo per ridurre le differenze sociali e guarda alla difesa dei diritti individuali come elemento basilare per rispettare i diritti collettivi.

Dobbiamo saper rendere credibile una politica per il Bene Comune attraverso l’affermazione di parole chiave come : lavoro, ambiente, s0lidarietà e sussidiarietà.

Questa è la sfida per uscire dall’impasse che viviamo (come centrosinistra), andando oltre i personalismi e le divisioni, per costruire un futuro che sappia offrire speranze e felicità alle nuove generazioni e dare vita ad una stagione all’insegna di un nuovo umanesimo che nella riscoperta del pensiero classico, più che nella gestione ed amministrazione del potere, rimetta l’uomo al centro della natura, dell’economia e della società .