Quando ti perdi in una selva oscura serve la bussola (per orientarsi).

Ora, il PD, spiace dirlo ma sembra proprio aver perso la bussola.

Non la testa, quella ce l’ha ancora, per fortuna, ma la bussola, purtroppo, si.

Ma anche una testa lucida e razionale per orientarsi ed uscire da una situazione difficile può aver bisogno di una bussola, una bussola affidabile!

Devo dire francamente che non m’interessa, più di tanto, stare qui a disquisire su come mai ci si trovi in una situazione difficile e di chi possa essere la colpa ma certamente le responsabilità sono di tanti….

Partiamo dalla testa, cioè dal nostro segretario che dopo aver perso il referendum ha saputo coraggiosamente dimettersi da Presidente del Consiglio e da segretario del Partito ma, nonostante i quasi due milioni di votanti alle primarie che lo hanno rieletto Segretario, non è più riuscito a mettersi in sintonia con gli elettori e peggio contro di lui è scattata la “sindrome del Palio di Siena” cioè tutti concorrono con un solo obiettivo manifesto, rendere impossibile ogni sua vittoria (costi quel che costi). Ciò nonostante il segretario, per chiarezza, lo scelgono i militanti e gli iscritti del PD, non quelli degli altri Partiti e la scelta democratica, deve essere rispettata da tutti.

Proseguiamo con l’ex “giglio magico” che ha perso la funzione di essere portavoce e rappresentante del leader sul territorio e nella società, per divenire sempre più (almeno così lo vedono gli italiani) un gruppo di potere a difesa di interessi e privilegi. La Boschi che dopo aver visto bocciata la riforma che portava il proprio nome viene riproposta al Governo, diventa insopportabile e la rottamazione non può essere solo un fatto anagrafico ma deve tenere conto delle prestazioni fornite senza indulgere nelle amicizie.

Inoltre dobbiamo riconoscere che un Partito fatto di divisioni e contrapposizioni interne non può portare lontano…. in quanto viene percepito dai cittadini come debole, contradditorio e pertanto inaffidabile. Si tratta di una situazione insostenibile che merita di essere vissuta tentando un recupero di unità interna, ma più che negli organigramma sugli obbiettivi da perseguire e sulle scelte da compiere. Ad ogni manovra di Governo o proposta di legge non si può più assistere allo stillicidio di prese di distanza e di dichiarazioni contrarie promosse da esponenti di primo piano del Partito stesso. Occorre più unità ed è compito di chi guida il PD ricercarla, costruirla e custodirla.

Anche sulla linea politica occorre essere chiari; l’idea del superamento delle associazioni intermedie attraverso un rapporto diretto tra il leader ed il popolo, non è più possibile, infatti un modello istituzionale basato sulla rappresentanza percentuale porta, inevitabilmente, al superamento del Partito a vocazione maggioritaria. Il leader, in questa logica, diventa, allora, colui che sa ascoltare e mediare tra i diversi portatori d’interessi e sa costruire le alleanze vincenti. Poi, una forza di centrosinistra si caratterizza non solo per le battaglie sui diritti civili ma anche per quelle sui diritti sociali che riguardano direttamente la vita delle persone nella quotidianità di una crisi che starà pure terminando a livello macroeconomico ma sta lasciando strascichi drammatici. Per questo mi fanno sorridere quei politici, ora passati alla sinistra radicale (seppur con il rolex al polso), che negli anni, a livello regionale o nazionale, hanno approvato normative che in nome delle economie di scala e di una presunta efficienza hanno svuotato i territori locali dei servizi pubblici essenziali. Il PD invece, per ripartire in modo giusto, deve tornare a guardare ed a parlare coi territori per essere presente nelle comunità locali da protagonista.

Infine anche a livello locale serve ricostruire il PD ma per farlo bisogna avere il coraggio di ammettere che le cose non vanno. Abbiamo l’esigenza di evitare le guerre fra correnti, di non subire le scelte calate dall’alto, di non percorrere più le corse al tesseramento, di scegliere persone non per l’appartenenza ma per le competenze e la rappresentatività ed infine di promuovere un rinnovamento della classe dirigente. Prendiamo ad esempio Massa Carrara, siamo sicuri che la linea politica che deve orientare il prossimo congresso sia quella della costruzione di un fronte (senza chiarezza all’interno) semplicemente anti Rigoni e la sua maggioranza? Non era forse il caso, invece, di costruire una nuova strada che cercasse di riunire il PD locale, il più possibile, attorno alle figure istituzionali? Ed infine, visto il risultato siciliano e considerato che avremo le elezioni comunali a Massa, non sarebbe forse il caso di fermare le macchine congressuali per evitare scontri ed ulteriori divisioni affidando per qualche mese la gestione ad una figura istituzionale locale di grande valore e prospettiva come Bugliani? Domande a cui non è facile rispondere ma che andrebbero affrontate con molta serenità senza anteporre pregiudiziali.

Insomma il PD necessità, davvero, di ritrovare la bussola che ne indirizzi la strada politica da percorrere nei prossimi mesi ed anni verso la riconquista della fiducia popolare, prima ancora che in termini di consensi, in autorevolezza di una identità culturale e programmatica positiva (che può essere anche non apprezzata ma viene rispettata).

La bussola non è il nome del leader, anche se un capo cordata serve sempre, bensì la testimonianza di comportamenti seri e democratici da parte della classe dirigente, la proposta di idee innovative in campo sociale da parte del Partito, il varo di una politica economica sostenibile e regolamentata, puntare al miglioramento della qualità della vita delle famiglie, sia che vivano nelle città o nelle aree rurali.

Così le battaglie per la riduzione dei parlamentari, dell’abolizione dei vitalizi, per l’aumento delle pensioni minime, per una legge sul fine vita ed anche sullo ius soli, vanno portate avanti con determinazione e responsabilità, cercando condivisioni possibili e poi chi si sfila per una questione personale contro Renzi, vada pure per la sua strada.

La nostra bussola per uscire da questa selva oscura fatta di: crisi economica, insicurezza personale, sfiducia nella politica e nella frammentazione individuale tipica di una società liquida, si può identificare in quella strada, frutto di ragionamento e di passione, che ha caratterizzato l’idea costitutiva (e poi la nascita) del PD.

Il PD torni a fare il PD!