La legislatura terminata (la XVII) ci ha portato, in particolare a noi amministratori dei territori montani ma a tutti i cittadini che comunque ne usufruiscono quotidianamente, una nuova legge forestale per i boschi italiani: REVISIONE E ARMONIZZAZIONE NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI FORESTE ART 5 LEGGE 28.07.16 N.154.

Ce n’era davvero bisogno in quanto la si aspettava da tanti decenni, in quanto inevitabilmente, oggi l’approccio ai boschi, viste le mutate condizioni ambientali, non può che essere diverso da quello alla base della Legge Serpieri.

Ma soprattutto c’è il fatto che in Italia la superfice boscata (a differenza che nel mondo) sta aumentando in modo non controllato ed in parte dannoso.

Una politica attenta al territorio, cioè alle sue problematiche ed alle sue opportunità, non può prescindere da una attenzione verso i boschi, tanto quelli produttivi quanto quelli degradati e soprattutto quelli da conservare e fruire.

Il Testo approvato modifica la legge n. 227/2001 e introduce importanti e sostanziali novità che disegnano nuove modalità d’intendere la promozione e il sostegno delle attività produttive ed imprenditoriali in campo forestale e pone l’attenzione sulla necessaria tutela degli ecosistemi forestali.

Di una nuova Legge c’era dunque bisogno, tant’è che le Associazioni di categoria la aspettavano con speranza e gli amministratori locali la invocavano per avere dei riferimenti nazionali certi e moderni con cui programmare il territorio.

Vediamo, allora, cosa prevede il Testo Unico:

-la nuova legge forestale delinea criteri innovativi di programmazione e pianificazione forestale;

-fissa i criteri minimi uniformi per le attività di gestione forestale, demandando alle singole Regioni l’onere di declinarli tenendo conto dell’estrema varietà degli ecosistemi forestali italiani;

-individua i principi cardine per la promozione e l’esercizio delle attività selvicolturali di gestione, anche attraverso la pianificazione di piste utili ai lavori forestali.

Ancora, la nuova normativa disciplina in modo nuovo la trasformazione di aree boscate in altra destinazione d’uso, mantenendo saldo il principio dell’obbligo di compensazione

Infine la legge detta principi innovativi per facilitare e incentivare la gestione di superfici forestali accorpate, anche quando i proprietari siano molti e le superfici unitarie piccolissime; rilancia l’attività della filiera vivaistica forestale nazionale e pone il Ministero al centro di un coordinamento di Enti per la raccolta e la divulgazione di dati quantitativi e qualitativi sulle foreste.

Il Testo in questione, sul quale dichiaro da subito la mia condivisione, ha trovato ampi consensi trasversali alle forze politiche, per essere andato incontro alle richieste ed alle aspettative del mondo associativo delle imprese e dei lavoratori forestali, nonché per aver saputo accogliere le indicazioni del mondo istituzionale.

Altrettanto rilevante è il fatto che il documento indica come sia necessario prevedere misure efficaci per prevenire l’insorgere degli incendi ed il dissesto idrogeologico, nella condivisa logica di riconoscere e promuovere il ruolo sociale e culturale delle foreste, riprendendo, così, i concetti per i quali la nostra Repubblica riconosce il patrimonio forestale nazionale come parte del capitale naturale nazionale e dunque, come bene di rilevante interesse pubblico da tutelare e valorizzare.

Alcune voci, anche autorevoli, si sono levate contro il Testo Unico Forestale ma sinceramente e senza polemica, mi sembra che siano frutto di una logica ambientalista ormai superata nei fatti e per questo non credo che sia più opportuno coniugare le parole ambiente e conservazione.

La mera conservazione rischia un default per il nostro habitat!

La logica che, personalmente, ritengo più giusta, all’insegna del cambiamento, è quella della salvaguardia ambientale che porta ad un utilizzo razionale e dunque sostenibile del nostro capitale naturale, acqua e boschi in primis.

Chi vuole lasciare le cose come stanno in campo forestale, probabilmente non ha mai frequentato, per davvero, i boschi cedui ed ha un’idea che non corrisponde ad una realtà, certamente, complessa su cui è urgente intervenire.

In effetti il principale obbiettivo di questa legge è quello di creare le condizioni ottimali per fare partire le filiere produttive, a cominciare dal coinvolgimento dei proprietari boschivi e proprio per questo è necessario abbattere ogni vincolo che freni uno sviluppo sostenibile basato su piani forestali, sul rispetto ambientale e sulla certificazione del legno.

Non è più tollerabile una situazione per la quale, l’Italia primo Paese al mondo per la produzione di mobili compri il legname all’estero…..

Così facendo siamo al punto di essere diventati i primi consumatori di legna in Europa che compra tutto (o quasi) dall’estero ed anche per questo c’è bisogno di un cambio di rotta nella politica forestale italiana.

Per queste ragioni era indispensabile una nuova Legge Forestale che puntasse a rendere viva e salvare una foresta minacciata dal mancato riconoscimento culturale, sociale ed economico di chi vive e lavora a difesa del paesaggio e dell’ambiente, nell’interesse dell’intera collettività riconoscendo agli agricoltori ecoservizi.

L’obiettivo è quello valorizzare il potenziale ambientale, economico ed occupazionale del bosco per saper cogliere le opportunità presenti a livello globale, per il Made in Italia con il mercato del legno.

In questo senso il recupero d’interesse economico da parte dei proprietari, anche pubblici, alla gestione dei boschi è un segnale importante, in questo senso va favorita e sostenuta una gestione attiva delle risorse forestali nazionali, promuovendo l’associazionismo tra proprietari, le filiere di approvvigionamento locale e in particolare quella delle biomasse a fini energetici. Da non dimenticare, poi, l’utilizzo dei prodotti forestali non legnosi, come funghi, castagne, tartufi, sughero, frutti di bosco, erbe aromatiche e medicinali, nell’ambito di strategie di marketing territoriale volte a valorizzare i prodotti di qualità tipici delle aree rurali. Infine, e, naturalmente, le attività agrituristiche, ricreative, sportive e culturali: dall’educazione ambientale, ai parchi avventura, ai concerti e musei in foresta.

La nuova Legge Forestale, che comunque aspetta ancora l’emanazione dei decreti attuativi, è stato frutto di un concertato iter istituzionale che ha impegnato i portatori d’interesse per ben 2 anni sulla tematica, così il Tavolo Filiera del Legno, dopo non poche riunioni, è arrivato ad una sintesi sicuramente equilibrata, magari non soddisfacente rispetto alle aspettative iniziali di ciascuno, però il convenuto sano e responsabile compromesso, è stato il faro che ha direzionato la navicella forestale verso il tanto agognato porto rappresentato dalla nuova Legge.

Gli amministratori delle aree montane (dunque di quelle boscate) sono convinti di potere creare sviluppo e lavoro grazie a questa normativa e ritengono, altresì, che possa possa modificare la percezione culturale e gestionale del bosco; in quanto al ruolo protettivo e ambientale – paesaggistico, si unisce il ruolo produttivo.

Il bosco da momento essenziale per un’economia di resilienza (per non dire di sopravvivenza) a grande opportunità per lo sviluppo sostenibile e la manutenzione del territorio.

La portata, il valore, di questa normativa è epocale per l’Italia e per il mondo forestale!!!

PS A proposito, quando penseremo a riprendere ed organizzare una filiera produttiva ed ambientale (bosco, legno, energia) sul nostro  territorio lunigianese? Esistono le potenzialità e le necessità (penso alla lotta alla robinia).