-Una porta aperta al futuro, attraverso lo sviluppo della green economy-

Se è vero, com’è vero, che nella società contemporanea i fattori economici svolgono un ruolo decisivo, determinando la sostenibilità o l’insostenibilità dello sviluppo e la qualità della vita delle persone, stante le diseguaglianze, i disagi ed i conflitti ancora presenti nel mondo, occorre cambiare paradigma dello sviluppo.

Ce lo hanno fatto notare con prepotenza i giovani della protesta dello scorso venerdì, al di là che non tutta quella protesta fosse poi davvero responsabile, il futuro del nostro pianeta è legato all’utilizzo razionale delle risorse naturali, alla diminuzione dei consumi, alla sostenibilità delle attività umane ed ai piccoli gesti di ognuno di noi.

D’altronde nel nostro mondo profondamente antropizzato e diffusamente globalizzato non esistono più separazioni fra ambiente naturale, patrimonio culturale e realtà produttive.

Danneggiando un aspetto (l’ambiente), si danneggia anche la cultura e viceversa.

Migliorando l’uno, si migliora l’altro. Investendo nell’uno, le ricadute valgono anche per gli altri. Per questa ragione, trovo più giusto parlare di patrimoni territoriali, in essi comprendendo i diversissimi aspetti che compongono questi insiemi, ciascun aspetto con le proprie specifiche competenze

Nel tempo le teorie economiche, che hanno caratterizzato la storia dell’uomo, sono sempre state legate al contesto sociale ed all’habitat dove venivano reperite le risorse naturali ma oggi la globalizzazione rende tutto più lontano dal locale e trasversale. Così oggi, in una società in cui le risorse pur arrivando da ogni parte del mondo, diventano sempre più scarse, il cambiamento climatico causa sempre maggiori danni economici e disagi sociali, proprio come il consumo inarrestabile di suolo mette a rischio la biodiversità ed i beni ambientali.

Se continueremo a costruire senza raziocinio, se continueremo a pescare selvaggiamente, se continueremo a coltivare intensivamente, se continueremo a scavare ed estrarre senza rispetto, come abbiamo fatto fino ad ora, avremo la responsabilità di un disastro ecologico e di gravi ingiustizie che segneranno il nostro pianeta.

Alla luce di queste considerazioni c’è bisogno di un’economia che assicuri uno sviluppo umano capace di futuro, cioè duraturo e virtuoso, dunque sostenibile, che procuri una migliore qualità della vita e che punti ad una crescita qualitativa e quantitativamente selettiva.

Chiariamo subito che una produzione maggiore per fare fronte ai bisogni di tutti, da una parte e la sostenibilità ambientale, dall’altra, sono obiettivi possibili e non inconciliabili!

Ciò è concretamente realizzabile attraverso una vera green economy.

Ma che cosa si intende per “economia verde”? Nella Com. 363 del 20 giugno 2011 la Commissione europea l’ha definita una economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”.

Nella sua espressione più semplice la green economy deve essere intesa come un’economia in cui lo sviluppo sostenibile mira alla crescita del reddito e dell’occupazione con basse emissioni di CO2.

In questa direzione vengono realizzati investimenti pubblici e privati che mirano alla riduzione dei rischi ambientali, attraverso la riduzione dell’inquinamento, aumentando le energie rinnovabili, promuovendo l’efficienza delle risorse ed evitando la perdita di biodiversità.

Ma per non limitarci alle parole mi pare di poter affermare che i tre cardini fondamentali della green economy, possano essere: tutela del clima e della biosfera; circolarità delle risorse; coesione e benessere inclusivo.

Gli impatti sul clima e sulla biosfera hanno raggiunto ormai, una dimensione tale da aver cambiato le condizioni di base, i presupposti fondamentali delle attività economiche. Così i costi della crisi climatica ed ecologica hanno raggiunto una enorme rilevanza economica per gli Stati e per le imprese al punto di rendere non più rinviabili, ingenti spese di prevenzione e messa in sicurezza. Uno sviluppo della green economy ridurrebbe notevolmente i costi nelle fasi di emergenza.

L’economia circolare, presupposto della green economy, è la via per affrontare il nodo dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e puntare sul riutilizzo riducendo drasticamente i rifiuti. Ma un ulteriore vantaggio dell’economia circolare consiste dal poter disaccoppiare il livello del consumo di risorse da quello dei prodotti derivanti delle attività economiche, riducendo di fatto l’utilizzo delle risorse stesse.

La sostenibilità ecologica garantisce infine un benessere maggiore alla vita delle persone, predisponendo le comunità locali all’inclusione e dunque garantendo una maggiore coesione. Peraltro il benessere ecologico si può ottenere sostituendo il consumismo con una migliore qualità dei consumi, con migliori beni e servizi e minori impatti ambientali, infine ma non per ultimo, le attività green generano anche più occupazione di quelle tradizionali brown.

Per queste ragioni ed alla luce di eventi atmosferici che causano sempre più spesso danni e tragedie, ritengo che si renda necessaria una nuova politica ambientale; una politica che regoli e controlli quelle attività umane che riducono le disponibilità di risorse naturali o ne peggiorano la qualità e la fruibilità. In concreto, oggetto della politica dovrebbero essere quei comportamenti che producono il degrado dell’ambiente, quali gli inquinamenti, oppure che determino la sostanziale modificazione dell’assetto caratterizzante l’ambiente, o infine che prevedano il prelievo di risorse naturali scarse.

Ci sono, quindi, una serie di attività che Stato e Regioni, insieme agli Enti Locali, dovrebbero attivare e finanziare per impegnarsi concretamente, sui territori, a prevenire l’inquinamento ed il dissesto idrogeologico, a garantire la salvaguardia e la protezione dell’ambiente, a ridurre gli sprechi e la produzione dei rifiuti, a perseguire il miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali minimizzando i rischi correlati alle attività svolte e ai prodotti/servizi erogati e l’efficientamento energetico..

Siamo dunque davanti alla grande sfida della sostenibilità, del coraggio di credere che il territorio deve essere messo al centro delle politiche, che dobbiamo costruire una nuova visione di sviluppo che abbia come priorità l’ambiente, che la coesione sociale sia l’obiettivo da raggiungere per ricostruire un Paese con valori condivisi.  L’ambiente, oggi, è certo, una grande preoccupazione ma anche una grande opportunità del nostro tempo, capace di mobilitare coscienze individuali, di appassionare le comunità e di generare azioni collettive; l’ambiente non è solo orgogliosamente un valore fondativo della cultura della nostra Repubblica ma è soprattutto uno dei temi decisivi per il nostro futuro. In questa logica i territori montani possono essere il cuore del cambiamento e devono dimostrare di essere protagonisti di questo salto culturale, offrendo un sistema territoriale di qualità dove riscontrare benessere per le persone, genuinità dei prodotti, sapienza nella governance e sicurezza nella vita quotidiana. Responsabilità, sostenibilità e rispetto: tutte parole declinate al plurale per creare condizioni di vita migliori per le future generazioni.

Un ecologismo consapevole diventa dunque una chiave fondamentale per spiegare temi generali ed eventi politici dei nostri giorni, consapevoli che sta crescendo la consapevolezza di ridurre i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, come dimostra il fatto che nel mondo globale dell’ex e post consumismo, la irrevocabile decisione dei giovani (millenials) di mettere la sostenibilità al centro delle scelte che determinano le curve, e dunque il traffico, dei consumi.

Non c’è bisogno di essere degli scienziati o dei radicali attivisti verdi, per comprendere la gravità della situazione che sta vivendo il nostro pianeta sotto il peso di attività industriali inquinanti e sotto il giogo di comportamenti umani sbagliati perché irresponsabili, dunque dobbiamo prendere coscienza che si tratta di impegnarsi ed operare per cambiare le cose ed assicurare il futuro alle nuove generazioni.

Serve una decisa politica ambientale per lo sviluppo socioeconomico sostenibile!