L’Italia è un Paese strano (Elio cantava: la terra dei cachi)

Prendiamo, ad esempio, il referendum in Lombardia e Veneto sulla maggiore autonomia.

E’ un referendum inutile.

Inutile perché consultivo (non si decide nulla).

Inutile perché scontato nell’esito (vincerà il si)  ed inutile perché gli effetti che produrrà sono gli stessi che si avrebbero avuto senza istituire un referendum, coi suoi relativi ed esagerati costi (per le casse pubbliche).

Inutile perché l’art 116 Costituzione prevede la possibilità di aprire una contrattazione tra Governo e Regione per il trasferimento di maggiore autonomia.

Inutile perché la richiesta di maggiore autonomia, essendo condivisa da quasi tutte le forze politiche, sarebbe stata sostenuta da maggioranza e minoranza rendendola più forte in una logica di spirito costruttivo.

Mi sembra allora che l’iniziativa referendaria sia frutto di logiche strettamente politiche di tipo strumentale per aumentare la visibilità ed il peso di quel Partito che esprime i due Presidenti di Regione. Per l’amor di Dio non stiamo parlando di indipendenza e/o di secessione e dunque è tutto perfettamente legittimo ma chiamiamo le cose col loro nome (tanto paga pantalone).

Allora per me, si tratta di un referendum inutile perché è solo campagna elettorale.

Ciò detto affermò di essere un convinto assertore dell’autonomia locale e se le Regioni vogliono assumersi onori ed oneri di una maggiore autonomia per funzioni e servizi, avanti pure.

D’altronde, però, va riconosciuto che dopo la mancata realizzazione di un modello federalista “sostenibile” all’interno dell’unità del Paese, gli ultimi tre Governi sono stati effettivamente piuttosto centralisti e se per alcune materie ciò è comprensibile, non può essere questa la linea guida per uno Stato che vuole basarsi sulle Autonomie Locali. Infatti la Repubblica italiana dovrebbe avere prima di tutto una riforma funzionale basata sui Comuni e loro associazioni, sulle Province che vanno ripensate e sulle Regioni che vanno ridotte numericamente.

Altro che procedere a forzature, mettiamoci, unitariamente, a riscrivere la mappa e le regole del potere per Stato, Regioni, Province e Comuni, questo si aspetterebbero i cittadini e non referendum inutili.

Voglio, peraltro ricordare che comunque la si veda la prima richiesta di maggiore autonomia regionale fu fatta da Formigoni (presidente della Lombardia) nel 2007 ma la sua iniziativa fu bloccata non da Roma ma dallo stesso centrodestra di Arcore. C’è da meditare, gente!

Per concludere, anche la chiave di lettura che alcuni propagandano, circa un maggiore gettito derivante dagli esiti del referendum sarà smentita dal fatto che quelle maggiori risorse che saranno contrattate e poi conferite, saranno legate al trasferimento di funzioni e servizi che passeranno dallo Stato alle Regioni stesse.

Dunque, io Stato trasferisco 100 (che spendevo in servizi sul tuo territorio) a te Regione ma non ti farò più quei servizi a cui dovrai provvedere autonomamente. Maggiori risorse? Zero.

Ma l’Italia è davvero la terra dei cachi?