Quando ti guardi intorno e vedi che la situazione politica è confusa e piena di contraddizioni ed il famoso “contratto” che tiene insieme tutto ed il contrario di tutto, non serve a nulla perché ogni soggetto del Governo fa quello che vuole viene da domandarsi : che abbiamo votato a fare?

Davanti a noi abbiamo una strada grande e vuota che ognuno può percorrere come vuole e sarà capitato di sicuro, anche a voi, di trovarvi lungo una strada vuota avendo il tempo, così, di pensare e riflettere.

Il Governo del cambiamento appare sempre più ostaggio dei protagonismi della Lega e delle rincorse (difficili e affannose) di un Di Maio che vive questa esperienza come il modo per sopravvivere al giacobinismo (fin quando durerà?) del M5S.

Il voto questo strumento democratico che non ha dato un vincitore ma ha premiato Lega e M5S, che legittimamente hanno formato il Governo pur essendosi presentati alle elezioni politiche (ma poi anche alle recenti amministrative) su schieramenti contrapposti.

Ora, tutto ciò è normale? Si, se vogliamo tenere in considerazione che non siamo più nell’epoca del maggioritario e se vogliamo tornare a considerare la politica come l’arte del possibile e non come prova di forza, prima ideologica ed oggi populistica.

Per Lega e soprattutto M5S siamo al passaggio dalla protesta qualunquista alla proposta di Governo, dalla contestazione agli altri alle critiche degli altri, dalle promesse della propaganda elettorale alla prova dei fatti concreti.

Vedremo che potrà succedere, intanto Salvini continua imperterrito la sua battaglia per l’ordine con la scusa della sicurezza, oggi contro gli immigrati irregolari e domani per un Paese con più rigidi controlli su persone e diritti. A questo disegno darà una mano la vicenda dei soldi che la Lega dovrebbe restituire agli italiani; soldi che loro non vogliono restituire e per i quali stanno tirando in ballo, strumentalmente, il Presidente della Repubblica, così da far nascere un caso politico in cui possano dichiararsi vittime ed inasprire la convivenza civile per poi rivendicare normative e direttive che salvaguardino l’integrità, la sicurezza e la sovranità del Paese (ridimensionando il potere giudiziario).

I Cinquestelle che vivono questo Governo come il dilemma del prendere o lasciare, navigano tra Scilla e Cariddi in modo tumultuoso con differenze al proprio interno che per ora restano sopite per convenienza, nonostante i vari distinguo di Salvini su quanto viene proposto dal Governo per iniziativa dei pentastellati (vedasi decreto dignità) ma destinate ad uscire allo scoperto col tempo. In fondo, contratto o non contratto, alla fine l’adesione a valori di destra o di sinistra, dovrà emergere e la parte che risulterà soccombente avrà il problema di ripensare ad una propria precisa ricollocazione.

Credo che nei prossimi anni la Legge elettorale (magari con qualche ritocco) rimarrà questa che permette ai Cinquestelle di collocarsi al centro dello scenario politico ed alla Lega di essere il primo partito di un centrodestra destinato a vincere le prossime elezioni.

Insomma fino ad oggi più bandiere e slogan che risultati concreti e le prime misure economiche del Governo lasciano molte perplessità all’interno della stessa maggioranza parlamentare.

In questo contesto il centrosinistra, che è ancora privo di una guida e di una strada condivisa da percorrere, ha subito un’altra pesante sconfitta alle amministrative e ha davanti la difficile attraversata di un deserto con pochi punti di riferimento. Ora è evidente, almeno per me, che la prima cosa da fare è cercare di serrare le fila in modo che il PD sia il partito di tutti e non solo di chi vince il Congresso di turno perché a forza di far allontanare chi la pensa diversamente siamo rimasti in pochi. Ma attenzione, tutto deve essere fatto con trasparenza in un Congresso e su un’idea politica definita. Dirò subito, in base a quello che sembra prospettarsi, che la candidatura di Zingaretti non mi convince ed allora meglio (molto meglio) Martina che sta gestendo questa difficile fase con buon senso Sembra avanzare anche la candidatura di Gentiloni, che, pur riconoscendo la sua moderazione ed il suo fair play istituzionale, non mi pare essere adeguata al momento storico che necessita di discontinuità. Discontinuità nei contenuti, nella prassi ed anche in buona parte della classe dirigente, attenzione non deve essere una rincorsa al nuovismo ma una certa dose di novità nella proposta di rilancio serve davvero. Per questo preferirei di gran lunga avere un candidato alla segreteria come Matteo Richetti; una persona seria e capace che potrebbe arrivare alla guida del PD, dopo una vera fase di discussione e confronto e dopo lo svolgimento delle primarie, così da poter rilanciare il Partito. Quello che certamente il PD non può permettersi è di fare finta di niente e non affrontare la questione di una sconfitta che brucia tra i militanti e gli elettori quotidianamente sbeffeggiati da una maggioranza provocante e pericolosa. Parliamo dello schiaffo ricevuto dai nostri concittadini e senza cercare giustificazioni e senza perderci nell’attribuzione delle colpe a qualcuno, teniamo in piedi un Partito aperto e plurale, collegiale e solidale; il pensiero unico per un Partito Democratico è sbagliato sempre, quando è frutto di Renzi come di altri.

Dunque serve un nuovo PD per ridare forza ad un progetto di centrosinistra per il nostro Paese, un progetto sociale che mette in primo piano una riforma del welfare state, che punta sulla creazione lavoro, che salvaguardia l’ambiente, che valorizza il made in Italo in tutti i settori.

Un centrosinistra che non è tentato da scorciatoie di accordi ed accordicchi incoerenti per i valori che vuole testimoniare, praticare e rappresentare, un centrosinistra che è fatto da liberaldemocratici, socialisti riformisti e cattolici sociali che mettono al bando ogni calcolo fantasioso di sinistra e si calano nella società per una diversa prospettiva di governo, democratica, solidale, sostenibile ed autonomista.

Per questo voglio dare il mio consenso, preventivo, ad ogni forma di dialogo che può nascere tra il PD e le altre forze politiche e sociali o civiche che hanno a cuore la ricostruzione di una coalizione competitiva con il centrodestra ed il M5S, partendo dal superamento di fattori personali e dalla messa in campo di una opposizione intelligente che ci porti ad usare meno slogan ed essere, invece, attenta e propositiva su misure e scelte che eventualmente siano messe in campo da un Governo, che certamente non ci piace ma presenta alcuni accenti verso cui occorre mostrare attenzione.