Caro Anno nuovo
ho deciso che appena arriverai tu, sempre così carico di speranze e buoni propositi, diventerò più brava.
Non sono più una bambina ormai e devo imparare a comportarmi con responsabilità.
Quest’anno ho festeggiato 65 anni. Per essere una Repubblica, sono ancora giovane ma non ho ormai scuse per fare i capricci o essere irragionevole.
Anche i miei Padri lo dicevano sempre, che avrei dovuto comportarmi bene. Me lo hanno anche lasciato scritto in una specie di testamento che mi affida così tanti compiti e divieti che a volte – e va bene, lo ammetto, spesso – faccio finta che non ci sia.
Eh… cosa vuoi!, caro Anno nuovo, è sempre difficile dare ascolto ai Padri, specie per figli così irrequieti come me. A proposito, sapevi che c’è una teoria secondo cui il mio nome vuol dire vulcanico? Non ti sembra che sia appropriato al mio carattere così impulsivo, geniale e fantasioso?
Ok ok, non divago… Me lo dicono in tanti che spesso vado fuori tema e perdo la bussola delle cose che dovrei fare o dire.
Quindi, tornando a noi, caro Anno nuovo, ti annuncio il fermo proposito di fare meno birichinate in futuro e ti chiedo di aiutarmi a rispettarlo, accompagnandomi per mano nei prossimi 12 mesi e ricordandomi passo dopo passo di essere più disciplinata.
Anzi, faccio un proposito ancora più concreto, caso mai non mi credessi. Mi propongo di diventare più diligente a partire dal rispetto delle regole europee.
Allora, il primo passo per onorare il proposito di diventare più brava è quello di imparare a rispettare le regole che mi dò con i miei fratelli in Europa, anche perché, caro Anno nuovo, forse tu non lo sai ma, ogni volta che disubbidisco, da quelle parti minacciano di farmela pagare cara. E a volte ci riescono, come nel caso di quei 30 milioni di multa per aiuti concessi per mezzo di contratti di formazione e lavoro che non garantivano la creazione di nuovi posti di lavoro o l’assunzione di lavoratori in difficoltà di inserimento.

tratto da leoniblog

Le tentazioni di pensare che il 2014 sarà l’anno della svolta per L’Italia, sono forti e non infondate.
Attenzione non parlo di facili ottimismi di chi non vuole rendersi conto e /o vuole mistificare la difficile realtà quotidiana che i nostri concittadini vivono ogni giorno, passando il tempo tra banche, mercati di piazza con prezzi più bassi, servizi sanitari contingentati, trasporti pubblici inefficienti e giovani ai bar senza lavoro.
In fondo al tunnel c’è davvero una luce e non è quella del treno che arriva e che ci schiaccerà, è invece quella di una praticabile via d’uscita, una strada da percorrere con speranza.

Il primo motivo è che finalmente si vedono dei segnali positivi per il sistema economico italiano, lo dimostra l’abbassamento dello spread e lo testimonia l’andamento della Borsa italiana mai così positivo dagli anni prima della crisi.
La produzione industriale è in ripresa con qualche timido segno positivo e l’export continua a fare da traino, così come positivo è il dato che gli italiani non hanno ancora smesso di risparmiare (certo lo fanno in misura minore di prima).
Certo rimane il problema drammatico della disoccupazione (specie giovanile) e quello di una tassazione troppo alta per imprese e famiglie.
In questo senso la stabilità del Governo è importante, senza diaspore interne al PD, purché vengano messe in campo politiche utili ad affrontare queste due questioni dirimenti e prioritarie per la ripresa del nostro Paese.

Il secondo motivo è che finalmente sembra essere condivisa l’idea di fare alcune decisive riforme istituzionali, prima di tornare al voto ed aprire, poi, una nuova legislatura.
La scelta di svolgere un confronto con tutti i soggetti politici in campo è stata senz’altro giusta perché le regole del gioco vanno scritte insieme a tutti quelli che ci stanno, poi dopo ci si mette a giocare e vinca il migliore.
La riforma elettorale insieme ad una ragionevole riforma istituzionale che tocchi le Autonomie Locali, il cambio del Senato e la modifica dei regolamenti parlamentari, non sono un pacchetto “all inclusive” da prendere o lasciare ma certamente costituiscono un decisivo passo in avanti per dare il via a lavori parlamentari non obbligati ma nemmeno tergiversanti.
In questo senso il Senato delle Autonomie è auspicabile, così come una revisione dei livelli di “governance” territoriale è necessaria per avere soggetti istituzionali con chiare competenze e precise responsabilità.
Della legge elettorale proposta in queste ore voglio solo dire che può andare benissimo, ma due correttivi importanti (il primo più del secondo) la renderebbero assolutamente non criticabile, l’innalzamento della soglia per avere il premio di maggioranza (almeno al 38% a cui sommare il 15% quale premio) e la possibilità per gli elettori di poter scegliere il proprio rappresentante abbandonando definitivamente la logica dei nominati).

Il terzo motivo è senz’altro quello di una incombente nuova stagione politica che provocata dal grillismo è ora contrassegnata dal cambiamento proposto da Matteo Renzi, mentre solo il berlusconismo resta tale e quale e fine a se stesso, anzi con una chiara divisione del centrodestra.
In questa nuova fase, ancora difficile da definire come terza Repubblica, la politica torna ad essere fatta con un linguaggio diretto e comprensibile a tutti, svolta per un periodo limitato e deve essere di servizio, cioè lontana da privilegi ed appannaggi vari.

Il quarto motivo sta tutto nella nuova consapevolezza dei nostri concittadini di dover affrontare difficili prove che richiedono sobrietà e responsabilità cioè diventare artefici di un nuovo senso civico senza cedere ad estremismi e populismi pericolosi.
Guardate che gli italiani stanno attraversando questo periodo di difficoltà, economiche e politiche, con grande dignità, non solo per le proteste civili di piazza ma anche con la riscoperta dell’impegno.
L’impegno nel sociale, l’impegno nella politica, l’impegno per l’ambiente e così mi sembra davvero di poter pensare che la stagione dell’individualismo e della paura sia finita.
Certo restano le preoccupazioni ma cresce anche la consapevolezza di dover “tirarsi su le maniche” e di darsi da fare, perché tanto non verrà nessuno a tirarci fuori da questa situazione.

Troppo spesso in questi anni ci è toccato constatare che le Istituzioni non sembrano accorgersi della reale situazione del Paese, troppo intente ai loro giochi di potere ed ai loro equilibrismi politici, lasciando andare le cose senza una guida decisa ed innovatrice.
Per questo il leaderismo di Renzi, il suo saper parlare a tutti, viene vissuto, dalla gente, come una speranza di cambiamento visto che altrimenti resta tutto immutabile ed alle regole vengono fatte delle deroghe.
Se in una piccola Provincia come quella di MS, l’ASL ha un buco di 400milioni di Euro, se non esiste un’nazienda di servizio pubblico che sia in attivo, se l’ex presidente della Provincia chiude gli uffici al pubblico il sabato mattina e continua a nominare dirigente chi non ha superato l’esame per diventare dirigente, se l’Unione dei Comuni non ha un progetto comprensoriale condiviso e gestisce funzioni amministrative solo “ope legis”, se si bara anche per l’elezione del Consorzio di Bonifica, proviamo ad immaginare cosa può essere l’Italia intera e come non sia davvero più possibile far finta di niente davanti a Banche che non fanno il credito ma sono Comitati d’Affari, davanti alla mancanza di lavoro e ad un Sindacato che difende solo chi il lavoro ce l’ha, davanti ad un territorio che frana e non si capisce che il problema sta “a monte”..
Per questo ho sostenuto contro Bersani e poi contro Cuperlo, Matteo Renzi; non sarà capace di risolvere tutto, non è un taumaturgo, ma ha le idee chiare su cosa bisogna fare ed io continuo (nonostante riconosca qualche sua esagerazione) a dargli fiducia ed un sostegno leale.
L’immagine del treno in bilico sulla linea ferroviaria della Liguria di ponente non può essere l’immagine della nostra Italia, un Italia precaria ed instabile, dunque ben vengano idee e persone in grado di proporre un cambiamento radicale rispetto a quella che è stata la storia di questi ultimi vent’anni, vent’anni di crisi per cause esterne ed interne ma vent’anni di tirare a campare (con qualche lucida eccezione), che vogliamo superare con la voglia di fare!

Per concludere voglio citare il titolo del bel libro di Aldo Cazzullo (che consiglio di leggere) : “BASTA PIANGERE”.