Risulta a tutti di grande evidenza che la spaccatura del PD lascia l’amaro in bocca….

Almeno a coloro che hanno sempre creduto nel PD quale Partito del centrosinistra italiano, un partito riformista e plurale (perciò inclusivo) e di governo.

Per me che venivo dalla storia della DC e poi della Margherita, non è stato facile mettersi insieme a coloro che venivano da una storia differente dalla mia (ma ugualmente importante), però tutto è stato fatto per avere una prospettiva politica moderna, non più legata alle ideologie novecentesche e per meglio corrispondere alla richiesta di buon governo del nostro Paese.

Oggi dopo aver costituito il PD ed avere raggiunto alle elezioni Europee il 41% dei voti, vederlo spaccarsi ed assistere ad una ennesima “mini” scissione, fa male anche se coloro che se ne vanno sono pochi e peraltro ex comunisti.

Certo, l’esito del referendum ha dato sostanza ad un pensiero alternativo a quello di Renzi, oggi, e di Veltroni, ieri, ma l’alternativa non può essere quella di tornare ai tatticismi ed ai compromessi della prima Repubblica.

Capisco la nostalgia per un mondo dove i comunisti erano tanti ed, alcuni, autorevoli ma oggi……

Oggi i Comunisti? SI, quelli col rolex, quelli che hanno fatto le liberalizzazioni, quelli che diventano amici dei tuoi nemici, quelli che il conflitto d’interesse è per gli altri e quelli hanno gestito la sanità in Toscana in nome dell’economia di scala e dell’efficientismo, a scapito del sociale e dei diritti alla salute.

Comunisti che dicono di volere la rivoluzione socialista (ma per favore!!!!).

Io mi ostino a chiamarli comunisti e non di sinistra, perché costoro sono dogmatici e massimalisti e perché hanno intrinseco il concetto di superiorità morale che non consente loro di essere guidati da un leader che non sia figlio della loro cultura, formazione ed esperienza.

Ma allora è un bene che ci sia stata la scissione? No, francamente no, perché se da un lato viene mostrata l’arroganza di un certo pensiero politico, dall’altro viene resa esplicita l’incapacità di Renzi di fare il Segretario di tutti, superando il momento congressuale, per ricercare quelle necessarie mediazioni che servono a tenere insieme la nostra complessa comunità democratica.

Sinceramente è un bene che il presidente Emiliano sia rimasto nel PD ed abbia accettato di lanciare la sfida alle primarie a Rienzi ed altrettanto positiva sarebbe la candidatura di Andrea Orlando. 

Però, altrettanto francamente, bisogna riconoscere che la scissione per come è stata presentata (cioè legandola alla data ed alle modalità di svolgimento del Congresso), risulta essere davvero ridicola perché non riesce a mascherare il vero motivo della scissione: cioè l’odio per Renzi e dunque la sua mancata rinuncia alla leadership del PD.

E questo, è inaccettabile!

Anche tornare all’ Ulivo di Prodi mi sembra difficile, perché allora era una tappa verso l’unione, mentre oggi invece si tratterebbe di un allontanamento strumentale che rende  difficili nuovi incontri.

Dividerci oggi per poi, fra qualche mese,risederci ad un tavolo di lavoro e di alleanza (come sostiene lo scissionista Bersani) darebbe spazio ad ogni sorta di speculazione e renderebbe palese che la divisione è stata solo un pretesto per ricontrattare posizioni e linee politiche in base alla logica dei pesi e contrappesi.

Per questo penso che coloro che oggi strappano col PD stiano sbagliando due volte.

La prima perché un PD senza loro perde la propria funzione ma loro senza PD non possono andare da nessuna parte.

La seconda perché stanno per rendersi responsabili della consegna del Paese a forze politiche alternative al centrosinistra ma soprattutto alternative alla stessa sinistra (nuova ed unita o meno, che sia).

Ora, comunque vada il congresso, il PD è comunque destinato a rimanere centrale nello scenario politico alternativo al M5S ed alla destra, per questo credo che ci sia bisogno di un PD diverso dal passato (si anche da quello di Renzi).

Il PD svolga il proprio Congresso con coraggio e offra spazio a tutte le idee di cambiamento senza preoccuparsi dell’amicizia con Tizio, Caio o Sempronio; dimostriamo di saperlo fare con serenità e fiducia verso tutta quella gente che parteciperà alle primarie con passione,

Poi si faccia una legge per regolamentare i Partiti ed il PD torni a vivere i territori parlando con i cittadini per condividere i loro problemi e le loro aspettative.

La classe dirigente del PD non deve essere percepita come un’élite ma ciò sarà possibile solo verrà rinunciato ai privilegi e solo stando fra la gente, non nei palazzi del potere.

Non è una questione di lana caprina …. il PD (che quest’anno compie 10 anni) deve essere democratico, cioè di tutti!!