Dopo un’immediata – e ormai usuale – reazione alla crisi di governo tutta orientata verso il “voto subito”, si sta affacciando nel dibattito pubblico il piano B: e se si trovasse una maggioranza alternativa? Tutto sommato, Lega e 5 Stelle non erano coalizzati prima del 4 marzo; la nostra è una democrazia parlamentare, decide il Parlamento se far proseguire la legislatura. Questa è la lettura che potremmo definire “costituzionale”.

Alla quale ne va aggiunta una più “politica”: votare subito permette a Salvini di capitalizzare la sua recente ascesa nel consenso, mentre non votare e tenerlo all’opposizione fino al 2023 ne sterilizzerebbe la crescita. Oggi Salvini può contare sulla scissione in Forza Italia, sulla possibile scissione nel PD, sulla crisi di consensi dei 5 Stelle che chiaramente faranno di tutto per non tornare a votare. Non a caso, anche Beppe Grillo oggi ha scritto un lungo post in cui invoca un cambio di pelle, come il serpente, e si colloca sulla linea del non voto. Salvini ha scelto indubbiamente il momento giusto per provare a tornare alle urne. Anche per questo, secondo alcuni, un’alleanza (di fatto) PD-5 Stelle sarebbe utile per congelare il suo ardore elettorale e, nel tempo, sgonfiare anche il suo consenso.

Questa è la tesi, ad esempio, di Francesco Cancellato su Linkiesta, che stila un decalogo di ragioni a favore del rinvio del voto al fine di penalizzare Salvini. Il suo decalogo è fondato e va analizzato con la giusta attenzione, tuttavia resto tra quelli che sostengono che un governo alternativo farebbe volare Salvini anziché sterilizzarne la crescita. Per una ragione di fondo: le tesi che prevedono un calo dei consensi della Lega all’opposizione si basano su un mondo che non esiste (più).

Per chiarire, proverò a rispondere alle 10 tesi di Cancellato con alcune contro-tesi. In corsivo, le parole direttore de’ Linkiesta.it.

Primo: perché non gli permetterebbe di capitalizzare il consenso. Che te ne fai del 34% dei consensi accreditati dai sondaggi se te ne devi stare all’opposizione fino al 2023?

In realtà, praticamente in tutte le democrazie occidentali da un po’ di anni, stare all’opposizione è l’unica garanzia di crescita. Gli uscenti faticano a essere rieletti, chi governa perde fiducia, gradimento e consenso in tempi sempre più rapidi. Dico spesso che oggi “il potere logora chi ce l’ha” perché chi governa entra presto nella “cerimonia cannibale” di Christian Salmon. Si sovraespone, è costretto a promettere mari e monti, le opposizioni hanno carta bianca e possono surfare sulle oscillazioni dell’opinione pubblica, i media riportano più spesso cattive notizie che “buone politiche”, la media logic premia l’agenda “salviniana” (immigrazione, sicurezza.. paure), il volontarismo diventa velleitarismo, il pubblico con le sue infinite aspettative psicologiche finisce per annoiarsi… Certo, il trend recente di Salvini sembra fare eccezione, ma ha governato solo un anno e con un partner perfetto per crescere e su cui scaricare la responsabilità di eventuali impasse e di infinite incoerenze e posizioni instabili. Il caso Salvini è l’eccezione non la regola, di questi tempi, motivata da un partner “indeciso a tutto”. Col giusto tempo per governare “da solo”, a mio avviso si logorerebbe anche lui in tempi abbastanza rapidi. Per ragioni sistemiche e per certi versi antropologiche. L’elettore-consumatore trita e cestina i nuovi prodotti in tempi sempre più rapidi. Ne riparlerò alla fine.

Secondo: perché si vedrebbe smontare tutto quel che ha costruito in un anno, o quasi, a cominciare dai suoi amati quanto inutili decreti sicurezza, sarebbe smontato pezzo per pezzo.

Certo. Ma ciò che conta è il percepito (di massa). Salvini brinderebbe alla smontatura dei suoi decreti sicurezza per annunciare nuovi picchi di criminalità e sbarchi in aumento. E se i dati dovessero dire il contrario… ciò non conterebbe minimamente. Conta la narrazione più convincente e la comunicazione più efficace. Per citare Andrea Fontana, contano i “regimi di verità”. E il suo regime indubbiamente funziona. Per dire, sull’immigrazione siamo a 3 mila sbarchi nel 2019. In Spagna sono 20 mila, in Turchia 3.6 milioni di arrivi… Ma a essere sotto invasione, per molti italiani, è l’Italia.

Terzo: perché perderebbe la paternità di ogni successo di cui poteva bearsi, ad esempio l’ulteriore calo dei reati del 2018, o i prossimi arresti di mafiosi e camorristi.

Vedi sopra. Non potrà bearsi dei nuovi arresti, ma potrà bearsi dei nuovi omicidi e casi di cronaca nera che fanno notizia molto più dei reati in calo. “Un morto è una tragedia, milioni di morti sono solo statistiche”, diceva Stalin. E Salvini usa questo bias (noto come identifiable victim effect ) meglio di chiunque altro. Generalizza da casi singoli e personalizza “nemici” che è una bellezza…

Quarto: perché non avrebbe più la visibilità mediatica che ha oggi, e nemmeno l’informazione asservita – basti il Tg2 come esempio – che si è costruito attorno alla sua leadership e che riverbera ogni suo messaggio.

Questo è vero in parte. Forse per la RAI (meno di quanto si pensi), ma non per il resto dei mass media. Oggi la destra è fondamentalmente Salvini (numericamente e anche culturalmente parlando), tutta la stampa di area resterebbe tendenzialmente salviniana, col furore e tutti i confort dello stare all’opposizione… Inoltre, come è noto, la sua potenza sui social dipende solo in parte – minima – dal suo essere ministro. Anzi, per come la vedo io, all’opposizione il suo potenziale esplosivo può solo crescere.

Quinto: perché si ritroverebbe a fare opposizione da solo, senza beneficare del secondo fronte che nella scorsa legislatura è stato letale ai governi Renzi-Gentiloni, impegnati ogni singolo giorno a difendersi su due fronti, a sinistra i Cinque Stelle e le minoranze interne, a destra la Lega.

Non mi pare un problema, anzi. Essere unico oppositore con dati di sondaggio vicini al 40% è un’autostrada per la crescita. Per quanto detto fin qui e perché avrebbe l’arma costante del “golpe” fatto a danno dei cittadini, che golpe non è in una democrazia parlamentare… ma sarebbe facilmente presentato e percepito così, da tantissimi elettori. E’ già successo, diverse volte ormai.

Sesto: perché in Europa non conterebbe davvero più nulla. Zero in Parlamento, nonostante lo straordinario successo alle elezioni europee. Zero in Commissione, dove andrebbe un esponente Cinque Stelle, o dem, o nessuno. Zero in Consiglio Europeo, dove andremmo coi rappresentanti e le istanze del Pd e dei Cinque Stelle.

Questo è un problema reale se governi. Se stai all’opposizione e ti collochi sulla linea che ha Salvini sull’Europa… è quasi una medaglia sul petto. Un problema reale che diventa un’opportunità nel percepito. L’Europa è il “nemico del popolo” più in forma e più comodo che c’è.

Settimo: perché non toccherebbe palla sulle prossime nomine delle partecipate pubbliche, da Leonardo alle Poste. E non è roba da poco, nella microfisica del potere in Italia.

Anche qui, tocca distinguere reale e percepito, governo e opposizione. Quante nomine altrui possono diventare per Salvini un’arma elettorale, ad esempio? E quanto contano quei poteri nell’orientare il consenso? Contano, in parte, quando governi. Più per la politica invisibile che per quella visibile, peraltro. Quando sei all’opposizione e campi di politica ipervisibile (ossia di propaganda permanente) sono tutti potenziali target utili per accrescere il consenso.

Ottavo: perché la Lega ha un disperato bisogno di soldi e gli imprenditori e le potenze estere tendono a finanziarti se sei al governo o se pensano tu ci vada, non se ti fai fregare come un bambino dell’asilo, aprendo una crisi per poi essere spedito all’opposizione.

All’opposizione, ma coi sondaggi che tendono al 40%. Stare all’opposizione col trend recente di Salvini e con una maggioranza attaccabile sotto mille profili sarebbe una “pacchia”, direbbe il nostro. Ed esserci da solo concentra la “potenza di fuoco” su di lui. Non credo che i finanziatori lo darebbero per morto, anzi.

Nono: perché la Lega non è un monolite, e soprattutto al Nord c’è chi ha storto il naso di fronte alla svolta sovranista. L’autonomia di Lombardia e Veneto poteva essere una buona contropartita, per far digerire la svolta nazionalista. Saltasse, già immaginiamo la faccia di Luca Zaia e dei leghisti lombardi.

Potrebbe, ma personalmente la questione autonomia l’avevo già data per “parcheggiata”. Salvini ormai ha circa 3 milioni di voti a sud di Roma, tendenti a crescere. Il tema dell’autonomia sarà in ogni caso problematico per lui, che sia al governo o all’opposizione. Praticamente non ne parla mai nelle sue uscite pubbliche e non è un caso.

Decimo: perché dall’opposizione non eleggi il Presidente della Repubblica, la carica più importante che c’è. E un Mario Draghi al Quirinale, piaccia o meno, è il nome perfetto per stroncare sul nascere ogni velleità autoritaria e antieuropeista del Capitano, anche dovesse vincere a man bassa le elezioni del 2023. Che poi, siete ancora sicuri le vincerebbe?

Questa è probabilmente l’obiezione più importante, specie se davvero si teme la svolta autoritaria. In ogni caso, non è che Mario Draghi sia Mandrake. Se la svolta autoritaria avvenisse a furor di popolo (come solitamente avviene, regimi militari a parte), ci sarebbe poco da fare, quale che sia il Presidente della Repubblica. Chiaro però che non farlo eleggere dalla maggioranza salviniana può essere in ogni caso una buona ragione per i suoi competitor. Tuttavia, chi ci dice che un governo alternativo duri fino al 2023? E in quali condizioni arriverebbe alle prossime elezioni? Certo, oramai in 3 anni e mezzo può succedere di tutto… ma verosimilmente quel “di tutto” sarebbe più preoccupante per chi governa.

Dunque, ragionando come un oppositore a Salvini, se considero l’insieme dei pro e dei contro, la mia opinione è che mandare all’opposizione Salvini oggi, mettendo su una maggioranza inevitabilmente raffazzonata e poco credibile (PD prevalentemente renziano e 5 Stelle, insieme, mi sembrano il miglior governo possibile cui fare opposizione), evitandogli la rogna della prossima legge di stabilità e permettendogli di inscenare una propaganda 24h su 24 perché “non ci vogliono far votare”, “sono incollati alle poltrone”, “è il governo dei poteri forti e delle ONG” (ci sta sempre bene…), “sono contro gli italiani”… può solo far decollare i suoi consensi. Il governo alternativo, con una coalizione precaria, un’opposizione così forte e rumorosa e un’opinione pubblica sempre più polarizzata, durerebbe poco e Salvini arriverebbe alle elezioni in condizioni “inarrestabili”. Oggi Salvini è in condizioni win-win: se si vota subito vince, se si vota tra un po’ stravince.

Se è così, farlo governare con “pieni poteri” – come direbbe lui, sbagliando formula (mi auguro) – è il male minore per i suoi avversari. Implicherebbe l’avvio della cerimonia cannibale, alla quale oggi non sfugge praticamente nessuno. Presto cercheremo un nuovo leader che ci prometta, come sempre, di “cambiare tutto” e magari alle prossime elezioni ci sarà qualcuno che sfrutterà le scissioni nella Lega.

Per accelerare la cerimonia cannibale ovviamente non basta attendere. Serve creare un’alternativa, avere nuove leadership credibili e sfilare a Salvini qualche tema centrale per l’opinione pubblica. Il leader alternativo deve essere un follower (dell’opinione pubblica) bravo quanto lui. E quest’ultima è la missione in assoluto più difficile.

 

Tratto da “statigenerali”

Scritto da Luigi Di Gregorio